Alessandro Battistini

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Rigoletto” di Alessandro Battistini

 

Tutto teso è il desiderio del Battistini a ricercare la palpabilità della più impalpabile delle arti, la musica

e le sue mani ispirate sanno trovare nel legno gli echi finissimi delle risonanze del grembo di un violino. L’archetto lineare del cosciente, archetipo del maschile, che serba il filo d’Arianna del viaggio inconscio, non può che solo avere sfiorata tangenza dei ritrosi e difficilmente aguzzi fianchi della musica, che alle sue lusinghe conoscitive si nega. Ma più intensamente il Battistini sa accendere la donna sospirata della luce dei suoi sensi d’artista, perché ella si conceda per mezzo della chiave della sinestesia. Così ecco che la lignea pelle apre al narrato ineffabile del vissuto d’infinito, sussurrato nel brivido roteante della figurazione archetipica che emerge dall’intreccio delle chiavi di basso, destino in eterno ritorno, in qualità di essere e diveniente supporto di ogni esistere.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Riflesso di natura” di Alessandro Battistini

 

Un’emblematica figurazione della funzione dell’arte è l’opera del Battistini, quale doppio del naturale, che pur vinca, contro ed oltre la concezione platonica, un accesso possibile al primo oggetto stesso. La mimesi riflessa è celamento e segno che rinvia al significato come all'oggetto, ovvero alla radice, prima ossatura naturale di ogni trascendentale rappresentazione. La chiave d’ingresso alla dimensione irriflessa dell’oggetto è la sinestesia, sensoriale pienezza esondante, che dona dell’apparenza l’oltre naturale. Ma insieme al dono è la perdita e non tutte le chiavi all’uomo è dato di serbare, poi che l’unica umana verità non è la stasi del possesso, ma il movimento della soglia fra i riflessi del divenire e la radicalità di un essere, mai pienamente possibile al cosciente.

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