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presenta
Roberto Ramirez Anchique
10 settembre 2022 ore 19,00
Corso della Repubblica,50 Canale Monterano di Roma

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La Galleria Accademica presenta Roberto Ramirez Anchique.

La luce obriza delle ombre.

Roberto Ramirez Anchique nasce a Bogotá in Colombia nel 1959. Presto si trasferisce in Città del Messico e poi a Parigi, dove studia il francese e prende lezioni di Storia dell’Arte. Lavora nel laboratorio del maestro Mario Piedrahita Velàsquez dal quale acquisisce l'arte e la grande conoscenza della materia plastica. Per diversi anni viaggia in molti paesi dell’Europa, in Asia, in Africa del Nord, in Oceano Indiano, Scandinavia e nelle Americhe collaborando con molti artisti e scambiando conoscenze ed esperienze.

Nel 1992 a Puerto Morelos in Messico crea il suo spazio culturale, “Le Petit Hotel” formando un’equipe con la scultrice tessile Maria Liano, organizzando diversi eventi ed invitando vari artisti.

Dal 2009 si trasferisce in Italia ed oggi vive a Noviglio di Milano, partecipa a varie esposizioni collettive e personali a Milano, Mantova, La Spezia, Roma, Palermo, Parigi, Bucarest e New York e riceve le critiche di Claudio Obregon Clarin, Cristina Bain e Gabriela Sodi.

Nel 2021 l’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea gli conferisce il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria in Arte con esposizione al Castello della Castelluccia a Roma e la pubblicazione permanente nella Mostra Accademica dell’Arte Contemporanea online. Nel 2022 le opere della Sua personale nella Galleria Accademica d’Arte Contemporanea presso la Città d’Arte Canale Monterano di Roma sono raccolte in catalogo con critica in semiotica estetica della prof.ssa Fulvia Minetti.

 

L’alchimia pittorica del Ramirez Anchique è processo iniziatico di trasmutazione di uomo e di mondo, abbraccio misterico di chimica e psicologia, che nella manifestazione cromatica legge la metamorfosi materica e spirituale. È il viaggio di tensione all’individuazione, nella sintesi di opposti al Sé. L’evoluzione psichica nasce da elementi inconsci e umbratili ed evolve verso le regioni luminose della coscienza.

 

La necessità del primo stadio trasmutativo è lo smembramento della nigredo, che descrive la qualità fluida, informe e inarticolata della prima materia. L’immagine dell’acqua è archetipo che accoglie lo stato iniziale delle cose, che antecede finanche la distinzione fra l’essere e il non essere del nulla, l’acqua è il grembo amniotico della totalità, il ricettacolo del caos primordiale, che contiene in sé il potenziale di ogni sviluppo cosmogonico. Il ritorno alle acque primarie è il rituale di scioglimento della solidità concrezionale della coscienza, di rifusione sponsale della divisione degli opposti alla placidità edenica dell’indifferenziazione dei primordi. Si attraversano le acque per la morte, dalle acque si riemerge per la vita, per un ciclo eterno di rigenerazione. L’acqua annulla le opposizioni di memoria e d’oblio, per il movimento della verità. È dall’inarticolazione che nasce l’articolazione in forma, come è dalle acque che emerge il cielo e la terra.

 

Il cielo, corpo dei sogni, è lo spazio transizionale di proiezione dell’uomo, in esso si traspone l’anelito della profondità onirica universale e bidimensionale della pelle e l’infinità del silenzio, in esso si condensa in cerchio la totalità del tempo e della storia, in esso si sottende ogni linguaggio che parla al di là delle soggettività, delle diversità, delle culture e che apre all’ontofilogenesi dell’uomo, in tutta la sua naturale continuità alla dimensione animale e minerale, lungo il viaggio labirintico che vince la vacuità.

 

La terra è la reintegrazione di ogni corpo, la concretezza, la pienezza e la medesimezza dell’essere, la convergenza e la centralità di ogni giaciglio e il fondamento materno di ogni pensiero, luogo dell’ineluttabilità del ritorno è la materia di un eterno presente, che libera dal timore e dalla contingenza del passaggio della morte.

 

Dall’oscurità dell’ombra, dalla nerezza veritativa inconscia della nigredo l’artista solleva in albedo frammenti di luna e l’argento lunare è simbolo della purezza e della passività dell’anima prima dell’attivismo dello spirito. La dimensione lunare e seconda dell’uomo è il segno che aggetta alla tensione finale di coscienza di verità, è rappresentazione contemplativa in commozione, che cerca la presentazione prima e splendente del mistero sulla polvere dei sensi. L’uomo e la luna sono speculum mundi, una dimensione riflessa, nembosa, specchiata, che declina il divenire ed inclina ad essere nella luce prima e solare del suo significato nella totalità che fuga ogni dualismo: la mimesi dell’uomo guarda la sua destinazione al mondo.

 

La finitura aurea di memoria ancestrale precolombiana su fondo rosso del Ramirez Anchique è espressione del lancio marziale belligerante, della dimensione maschile di forza ignea, tutta vissuta nel plesso solare dell’emozione panica e del viaggio iniziatico di morte e di rinascita, ad una rivelazione di verità. Le pulsioni colleriche inconsce sono l’incandescenza del ferro, che trasmuta alchemicamente in oro: il dissidio della guerra si sublima nella visione aurea sapienziale. Dalla disgregazione ossea e mordente della nigredo, l’artista traccia un tempo ciclico dal movimento antiorario, che riconduce alla punta della spada di Marte, all’elevazione conoscitiva, che è intuizione integrativa della dimensione materiale e della dimensione spirituale, nella sintesi dell’oro filosofale.

 

La rubedo marziale è la soglia di volontà realizzativa, la temperatura elevata di una vertiginosa vibrazione energetica, che rende l’uomo protagonista di forza di vita, è igneo principio solare che conduce alla partecipazione radiale dell’io alla totalità del Sé. La grande opera alchemica di trasmutazione della materia in oro di conoscenza sfida la dimensione ctonia ed evolve, trasmuta, invola e libera dalle coercizioni formali dei confini e definizioni materiali allo stadio spirituale dell’oro filosofale, che con saggezza rapisce il movimento di tutti i punti di vista sulle cose, che serba dalla morte ciò che trascorre e finisce, a rifulgere del senso universale della vita.

 

Presidente Fondatrice

Prof.ssa Fulvia Minetti

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