Alessio Baroffio

Il mio giardino

Giunge un vento senza nome
sul tramonto sdraiato sul mare
le solite vecchie stelle
escono dal sipario del giorno.
Il silenzio fruga fra le ferite
di un mattino ancora lontano
mentre l'anima inciampa
incapace di nuovi orizzonti.
Il mio giardino profuma
delle urla di parole taciute,
di ortiche che coprono i boccioli
dell’amore appassito.
Domina la tua assenza
sulla parete nuda del presente
io che appartenevo ai tuoi respiri
sorseggio petali di gelo.
Così immergo la penna
nelle latebre delle mie lacrime
e sui fruscii di vecchie pagine
semino granelli di poesia.
Come fiore senza pistillo
coloro il foglio di pensieri,
le luci che fuggono dall’anima
diventano tuoni nel cielo.
I miei versi incantati dal nulla
parlano di sogni e di profumi,
negli ultimi bagliori del passato
schiudo gli ovati sepali
se le mie radici sono forti
continuerò a fiorire.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Il mio giardino” di Alessio Baroffio

 

Dolente, la parola del Baroffio affida lentamente l’emozione malinconica inespressa alla natura e la semina invernale è rituale di catarsi per il rifiorire della volontà di vita. Cielo e anima si fondono in una profonda corrispondenza, il passato rimosso si reintegra al presente e nel labirinto plurale e circolare di un fiore la totalità ritrova senso all’unità.