Alessio Caldini

Mare

Il mare visto con te

è tempera ad olio

con nereidi amene,

è il mare visto da un re

che i sudditi argentei

non vuole in catene.

 

Il mare visto da te

è dolce placenta

di spuma ospitale,

è una sirena implorante,

varo perpetuo

a un cantiere navale.

 

Il mare tuo è sublime:

risacche, armonia,

cattedrali di sale,

arrese Vivaldi alle rime,

due amanti, uno scoglio,

un bacio ancestrale.

 

Da sempre alleviavo la mia sofferenza

bendandomi gli occhi per solo ascoltare

sapori, colori e d’odor consistenza.

Era il mio Verbo l’enfatico amare.

 

Ora si cambia! Il nimbo, la benda

dagli occhi le orecchie è scesa a ovattare,

m’acceca l’udito, mi getta in tregenda,

mi piega all’amplesso tra cielo e mare.

 

Calipso sperduta, evasa lontano,

s’un ippocampo dal rotto nitrito.

Privasti me prima e te dopo “d’arcano

futuro”, asserivi, ma l’eco emendava

                                             “Infinito”.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Mare” di Alessio Caldini

 

La parola mossa e traslata del Caldini è odisseico viaggio, sensoriale e abbandonico, all’enfasi dell’amore per l’alterità e per la conoscenza, che è dono di mistero alla finitudine umana. E se anche all’umano andare segue sempre un ritorno, il segreto nascosto dell’infinito non è mai pienamente impossibile. L’uomo, che mai si libera di questo amore, vi giunge per mezzo della dimensione seconda dell’eco, della rappresentazione, del frammento di quell’arcano che al primo mistero di verità, instancabilmente, rinvia.

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