Alfredo Alessio Conti

L’URLO INASCOLTATO
A Narciso Zini

Se avessi saputo
cosa c’era dentro te
nelle viscere martoriate
dalla tua materia grigia
nei combattuti rimorsi e progetti
nei sorrisi pacati e
nella tua robusta stretta di mano
nel tumultuoso evolversi dei giorni
a me parsi sempre uguali
forse una mia parola, un gesto
del volto o semplicemente un abbraccio
o qualsiasi cosa
saresti qui con me, ma
non saresti più tu e avrei
cambiato l’ordine del Destino
che tu non avresti mai voluto.

Siamo burattini, padroni, guerrieri
in questo mondo tappezzato d’ideali
ma l’urlo della morte che è sempre in agguato
rimane sempre inascoltato.


(In ricordo di un amico che ha deciso di volare via)
 

Critica in semiotica estetica della Poesia “L'urlo inascoltato” di Alfredo Alessio Conti

 

Nobilmente combattuta è la parola del Conti, fra rimpianto e rispetto. Il cammino individuativo per il benessere psicofisico è dall’essere agiti all’agire, per integrazione d’inconscio e di coscienza. La distanza tra la coscienza dell’io e la base portante dell’inconscio è causa di nevrosi, di svuotamento di significato e di depressione. La coscienza sola mantiene lo status quo, ancorandosi ad una immagine idealizzata, isolata nella percezione di un mondo ostile e possibile vittima dell’urlo rovinoso dell’inconscio, troppo a lungo inascoltato, che travolge la coscienza senza armonia, con risultante perdita del senso di realtà. L’uomo può rendersi prigioniero della propria prospettiva di sé stesso e di mondo e l’altro è la condizione necessaria di senso, poiché il senso è la forza dell’uomo: Atlante che solleva il vivere.