Andreina Di Mario

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Libertà in fiore” di Andreina Di Mario

 

I vitrei mosaici della Di Mario sono passi progressivi, che cercano l’apertura di linee melodiche, fra ardue

e aguzze occorrenze contestuali. È il gesto di un timido e giovane ingresso alla vita, nella bellezza, fra velamento e svelamento, nel tenero declino del collo, che nega lo sguardo e lo trasla. Il metaforico cinto venereo rinvia il piacere e nascondendo manifesta, riflette, quale segno in boccio al divenire, il desiderio dello sguardo dell’altro, a riconoscersi.

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Madonna” di Andreina Di Mario

 

Il rituale di ripetizione compositiva della tessera musiva è letteralmente una tensione del pensiero, l’aspirazione intima dell’arte, che rivolge anelante all’oggetto del desiderio, al luogo divino. Reiterazione è assenso, accettazione fiduciosa, abbandono, ritmo dondolante che lega nel senso, che dedica e dona di sé, che si lascia alla rassicurazione dell’eterno ritorno e alla devozione che omaggia il modello esemplare della dolcezza, del consenso, dell’accoglienza e della fede, che riassume in sé la conoscenza di ogni luogo, di ogni tempo, di ogni vitreo e frammentario punto di vista.

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Frida Kahlo” di Andreina Di Mario

 

La musiva pasta vitrea della Di Mario ritualmente ricompone nei frammenti gli istanti dolorosi, a redimere l’esemplare armonia di vita condotta dall’icona messicana di forza e d’indipendenza, simbolo di una volontà che supera la fragilità fisica con ardimento di spirito e passione, che trasforma l’immobilità corporea nel trasporto anticonvenzionale e rivoluzionario della potenza immaginante, che riafferma e celebra la vita, che vince ogni prigionia formale e frammentaria di dolore nella continuità di un sentimento acceso di vitalistica e incontaminata bellezza.

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Segnali di fumo” di Andreina Di Mario

 

L’elemento musivo della Di Mario è ricerca d’armonia compositiva a legare unitariamente gli istanti della vita. Se il tempo camilleriano “è un flusso continuo che scorre al di fuori di te”, l’uomo è una somma di pensieri, di atti significanti vissuti come “segnali di fumo”, che rimandano all’ardenza ignea di senso nascosto, che si trova sempre oltre, al di là di sé.