Anna Santarelli

Forse la solitudine

Sul ciglio del sentiero

a margine dei suoi segreti

ad un inquieto divenire

mi consegno.

Forse sarà la solitudine

a dipanare l’arruffata matassa

del tempo, a carezzare

tra le pieghe dell’anima

questo riposto smarrimento

e l’inconfessato desiderio

di ritrovarmi ancora.

Si vestirà d’indugio e di mistero

questa solitudine

a calzare sandali di luce

in un sentiero breve e umbratile,

sì, ma intenso.

E quando il male di vivere

si farà parola, memoria di giorni

attraversati a piedi nudi,

sarà limpida poesia nel cammino

che continua.

Critica in semiotica estetica della poesia “Forse la solitudine” di Anna Santarelli

 

Uno sguardo ciliare e sugellante al diveniente secernere semantico del transito è l’opera della Santarelli, nella ricerca dell’opacità di un preconscio confine di pelle nel cammino di sé individuativo. La carezza dell’intensità di dolore è la categoria in cui la poetessa trova la sintesi degli opposti nei “sandali di luce”, che calza la solitudine del suo viaggio interiore, luogo che precede la parola, in qualità di memoria dell’essere dei sentire e rinnovata possibilità di un nuovo viaggio esterno.

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