Annabella Mele

Senettute

Negli occhi… il disegno

di un nido…

sognato la notte, bramato

di giorno…

La pelle odorosa di cibo

e di bucato…

profumo di sano, di buono,

d’antico…

Vita vissuta…

affolla la mente, gioca con le ombre,

abbatte i contorni…

Crescono nodi di gomitoli di lana

tra fragili fili d’argento…

mentre sorridi, ascoltando

echi festosi dietro aquiloni

o sulle spume di un mare

lontano,

e lentamente ti abbandoni

al tuo mondo

dell’uguale e del diverso,

del noto e dell’ignoto,

dove il giorno si confonde

con la notte

e le stagioni, i mesi e i giorni

s’inseguono,

volitivi e capricciosi,

senza alcun rispetto

per quegli occhi velati

che aspettano, invano,

anche solo per un attimo,

piccoli barlumi della luce

di un tempo.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Senettute” di Annabella Mele

 

 La parola colta, aerea e sospesa della Mele corre rapida a svelare immagini segrete e profonde di verità. La poetessa discopre della senescenza il luogo della nostalgia e della sintesi delle dimensioni d’inconscio e di coscienza, il luogo che, paradossalmente, solleva dalla finitudine nell’indefinito, nel microcosmo infinito della stereotipia, stessa e diversa al giaciglio dell’immaginazione configurante, che ospita il mondo, fatto proprio dentro di sé.

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