Bianca Mirabile

È nebbia

È nebbia.
Cenere, i polmoni.
Dilaga nel petto un incendio.
Impiccàti ridevano,
gli occhi,
di pianto.
Incolto,
avido furore
bolle in vena.
Liberami.
O di me non resterà
che un grido
nel golfo
d’un lirico canto.
Convulse preghiere
murate
nel soffitto.
Insani i giorni miei fatali
di vita
mai vissuta.

Critica in semiotica estetica della Poesia “È nebbia” di Bianca Mirabile

 

Frammentata, la parola dolente della Mirabile ascolta sensorialmente la condizione di prigionia segnica dell’uomo, costretto al rimando metafisico e alla sintomatica menzogna di una verità riflessa e seconda, che rimuove e alimenta la rabbia. La poetessa invoca la libertà della continuità essente al mondo, dell’azione libera e transitiva, a cogliere una verità diretta, a sapere e ad esprimere provenendo dal cuore fremente della vita.