Catia Lelli

Critica in semiotica estetica dell’Opera “La sconosciuta” di Catia Lelli

La pittura figurativa della Lelli condensa l’intenso precipitato emotivo, pur senza arrestare

nella figurazione il movimento fugace dei sentire. L’artista dischiude l’eco cromatica di una visione onirica, mescendo le polarità oppositive del familiare e dell’estraneo nel simbolo della maschera della visione, che presentifica e al contempo distanzia, che iscrive nella luce della conoscenza e insieme getta nell’inguaribile solitudine del misconoscimento.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “L’inchino della Luna” di Catia Lelli

 

L’atmosfera di sospensione degli oli notturni della Lelli sussurra della condizione lunare dell’uomo, speculum mundi, una dimensione riflessa, nembosa, umbratile, seconda, specchiata, che declina il divenire e inclina ad essere: che s’inchina alla luce prima e solare del suo significato in dio, unione di soggetto e oggetto, che fuga i dualismi e le ombre. La mimesi dell’uomo è aver riguardo di una provenienza

e di una destinazione.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Quiete” di Catia Lelli

 

I paesaggi chiaroscurali della Lelli, avvolti e gestati da un grembo onirico montuoso, velano e disvelano

il segreto respiro della vita e il flusso arterioso dei rami, che unifica uomo e natura. L’artista porge orecchio sinestesico ai palpiti del lucore, legati ai passi dialettici esplorativi della coscienza, mai scissa dall’inconscio. Dietro palpebre di nebbia, affidata all’assenza e al rimando, la condizione umana

è impossibilità di visione oggettiva, destinata alla costitutiva sospensione all’aver da essere,

che solo posa nell’istante pieno del sentimento essente, al tutto.

© 2018 by Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea

created by Antonino Bumbica