David Magagnotti

SALITA AL MONTE

Alluma il rossore delle rocce,
si specchiano i dardi apollinei
su clivi marmorei senza tracce;
mi immergo in un lago abbacinante
che dolcemente ferisce l’occhio
e immantinente ristora il cuore.

M’accoglie nel suo umido abbraccio
il bosco frondoso nel lucore
che m’accarezza l’anima;
riemergo poi tra massi lucenti
-iniziato da un bagno lustrale-
che clementi schiudono battenti
verso vie che portano all’Eterno.

Le scie di cirri lontani
segnano ora la dimora
che ancora e sempre chiama l’anima;
tra cielo e terra l’Asse del Mondo
unisce il fondo dei paesi protesi
alla nitida e uranica coltre;
il corruscare abbagliante intorno
è un crogiuolo di gioiosa vita
che girovaga nell’animo esultante.

Improvviso un nembo passa in cielo
consuma a pezzi l’azzurro velo
e inghiotte la luce come buco
nero nelle gelide galassie…

Un brivido buio scorre attorno
e s’affretta il doloroso ritorno…

 

Critica in semiotica estetica della Poesia “Salita al monte” di David Magagnotti

D’alchemica elezione la parola del Magagnotti, in una ciclica drammaturgia fra poiesis ed ekstasis, è l'iniziativa di una realizzazione, una trasformazione e rigenerazione totale dell'essere, colto nella sua unitarietà. Il mundus imaginalis del poeta è iniziazione di sintesi tra materia e spirito, tra opus e artifex, che sublimano nella hybris della rubedo nel medesimo crogiolo. L’axis mundi raccorda il duale, fra tempo ed eternità, fra terra e cielo, in movimento risorgente dell’uomo alla deità.