Davide Caputa

Non so perché

Io non so perché il sogno

Questa notte mi fugga

Quella sola che agogno

Moribonda lusinga

 

Io non so perché la tristezza

Del suo vano dolore

Tremi come il rimpianto

Nel profondo del cuore

 

Io non so perché il vano

Desiderio d’oblio

Venga a me da lontano

Da quell’ultimo addio

 

Chiudo gli occhi. Ho bisogno

Di notte, di una lusinga;

e non so perché il sogno

questa notte mi fugga!

Critica in semiotica estetica della Poesia “Non so perché” di Davide Caputa

 

Languido e dondolante il verso del Caputa incanta l’istante fra l’inconscio e la coscienza, cui l’uomo è costretto, esiliato da se stesso e ignaro nella domanda del desiderio. L’umano è imputato alla vacuità ineludibile della mancanza, alla bugia seduttrice della rappresentazione, che lo confina nel limbo di sofferenza della passione: fra memoria e oblio e nella cruda negazione di entrambi.

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