Diletta Toniolo

Terra di mezzo

Tu mi hai perso.
Sulla strada per il Santo Graal.
Ma mi continui a cercare
Come un cavaliere
Bramoso
Dell'ambrosia da gustare.
E ti fermi sul mio collo
Terra di mezzo
Luogo di nessuno.
Né dominio
Della ragione
Né dominio
Del cuore.
Ti diverti a provocare
Il profumo a respirare
Come un poeta
Con la sua fatina verde.
E la terra di mezzo
Si vede debole
E lasciva.
Le labbra cercano,
Si soffermano
Restano.
Il collo è un confine
Così labile.
Conduce in altri
Posti,
Dove I confini
Cadono
Presi
Come bottini
Di guerra.
Come un tesoro
A lungo desiderato
Sempre amato
Mai spogliato.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Terra di mezzo” di Diletta Toniolo

 

Sensoriale e sublimante al contempo, la parola della Toniolo inscena la rappresentazione di un’Afrodite contemporanea. Il collo della donna declina il piacere diretto e insieme prelude il pensiero: è luogo transferale che occulta e che palesa, che accende il desiderio nel rinvio infinito al significato. È il tempo dell’oltre del rimando, è ode alla vita inestinguibile dell’oggetto d’amore: il desiderio è eternato perché mai esaurito nel piacere.