Elena Buran

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Generazione ribelle” di Elena Buran

 

Fra definizione e indefinitezza, l’argilla corporea e percettiva della Buran lascia la via d’apertura, che sfuma il pensiero in emozione, libera la sinestesia dei sensi, che precede la scissione e la specializzazione del sensibile e lascia della materia prima allo stato grezzo il silenzio aspro e generante. Così udito e tatto dell’epidermide si fondono nel sound dell’emozione indomita, che percuotente risveglia la volontà. E di fronda selvaggia è il crine della libertà delle aspirazioni, ad eco con la risolutezza dello sguardo, che letteralmente solve: si oppone belligerante alla solidità di coscienza dell’autorità.