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Emanuele Casalena

Omelia muta

Immagini ho dall’arte della fede
Impronte sui muri delle chiese
Omelie mute ferme negli anni
Or gravi icone con gli
occhi grandi
Ora piene di grazie o di tormenti
Le chiamo greggi eterne
Queste vergini sagge della quiete
Pellegrine nel buio del mistero
Minatrici oltre il tempo le parole
Scoprimmo l’oro da un cero tremante 
Illuminò le nostre preci d’una forma
Varcammo l’orto nella beltà che salva
Né cresce né avvizzisce cogli anni
Di là da l’opra umana si fece
Navicella d’un volo verso il cielo.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Omelia muta” di Emanuele Casalena

 

Con profondità ossimorica, la parola in prece di silenzio del Casalena celebra l’oggetto divino dei luoghi segnici della forma e della parola, come greggi dell’eternità, come un esule e profondante intatto tangere inquieto della quiescenza. Dal tremito della finitudine si libera l’alchimia dell’oro celeste, dall’hortus conclusus il poeta accede al grembo spirituale dell’unità del molteplice.

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