Ferdinando Ragni

Ferdinando Ragni, Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia.jpg

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia” di Ferdinando Ragni

 

In tattile sinestesia accesa al colore, il Ragni ritrae una Venere attuale, sospesa fra la seduzione del piacere e la ritrosia pudica del desiderio e compresa nella metafora delle due rose: una dischiudente e l’altra ancora in boccio, sublimante. La donna inclina e al contempo declina il piacere diretto del corpo nel segno del cinto, nel rinvio infinito al significato, a donare vita eterna all’oggetto d’amore. In questo attimo rubato al tempo, l’artista esorta nel titolo omaggiante il noto canto bacchico carnascialesco a vivere anche le gioie dei sensi, l’aurea luce e la notte della giovinezza fugace.