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Ferdinando Ragni

Ferdinando Ragni, Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia.jpg

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia” di Ferdinando Ragni

 

In tattile sinestesia accesa al colore, il Ragni ritrae una Venere attuale, sospesa fra la seduzione del piacere e la ritrosia pudica del desiderio e compresa nella metafora delle due rose: una dischiudente e l’altra ancora in boccio, sublimante. La donna inclina e al contempo declina il piacere diretto del corpo nel segno del cinto, nel rinvio infinito al significato, a donare vita eterna all’oggetto d’amore. In questo attimo rubato al tempo, l’artista esorta nel titolo omaggiante il noto canto bacchico carnascialesco a vivere anche le gioie dei sensi, l’aurea luce e la notte della giovinezza fugace.

Ferdinando Ragni, Autunno l'ultimo sorriso dell'anno.JPG

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Autunno l'ultimo sorriso dell'anno” di Ferdinando Ragni

 

La celebrazione cromatica del Ragni disvela la stagione autunnale come la condizione segnica dell’uomo tesa all’apertura del sorriso unitario, che reintegra ogni cosa. Le foglie rosse accompagnano la deriva psichica alla dimensione sacrificale e amante del volgimento all’indistinzione. Il significante, in rubedo, approssima alla volontà di verità di un amore essente. L’autunno è il sorriso di realizzazione del tempo, a vincere la morte dal sorriso al bacio alla terra di perpetuazione.

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