Franca Mancini

Passi accordati

Osservo il piovasco cadere

Non sono mai stata così a lungo a guardare

Ad ascoltare il rumore della pioggia

Che assieme al vento picchia contro i vetri

Sorprendendo un merlo

Pizzicare le uniche bacche rosse del giardino

 

Piccoli aneddoti di vita

Come lievi tocchi di colore

Aspettando domani

Da raccontare nel solo modo che l’Io conosce

Cogliendone la fragilità

La sensibilità tutta

Raramente si congeda da te

 

In tutta la sua esplorazione sei presente
Nessuna soggezione con il tempo
Né con l’età - non con questa stessa vita
Una lunga lettera mai rivelata al destinatario

Critica in semiotica estetica della Poesia “Passi accordati” di Franca Mancini

 

La parola continua della Mancini è estensione persistente e sospesa di libero pensiero metaforico,

che segue il filo irrecidibile del sentimento che lega l’assente.

Ogni elemento esterno, fatto simbolo,

risuona nel grembo del sentire, che accoglie tutte le cose in un unico abbraccio, nella sincronia,

nella sintonia e nella sinfonia che rifonde alla rêverie sognante ciò che la debole coscienza scinde

e ricaccia alla latenza dell’ineffabile.

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