Francesca Carbone

Restano il pruno e il ciliegio

Restano il pruno e il ciliegio
degli infiniti abbracci
sul colle rosaceo
nei tramonti spenti.
Fa gola l’aridità delle erbacce
Fa eco lo stridore degli sterpi
E i sognatori illusi si macchiano con le fragole.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Restano il pruno e il ciliegio” di Francesca Carbone

 

Breve e profondamente intensa, la parola della Carbone eterna l’istante di felicità perduta nel correre inarrestabile dell’eco sensoriale al rosso igneo, alla rubedo di realizzazione del desiderio. In sinestesia di proiezione all’ambiente, al salto che supera la finitudine dei confini fisici, al mundus imaginalis, asseta l’aridità dell’erba e stride il graffio degli sterpi, al dolore universale che tenta la catarsi, finché la risoluzione psicofisica illude l’incontenibilità dello struggimento di una presente assenza, a condensare, a spostare l’oggetto d’amore al rubro delle fragole.