Franco Pastore

ATTENDENDO PRIMAVERA

Μέλλησις του ἔαρος,

Un’angoscia, trasparente come il timore,

mi strappa via come un filo d’erba

nella pioggia d’inverno.

 

Rimpiango l’incoscienza

della forza antica, senza lo sgomento

che s’accumula nella barca delle mani.

Come se avessi perso tutto,

mi sorprendo a fissare il nulla.

 

Le nostre radici son salvate qui,

in questa debole carne,

nella penombra del tempo,

che nulla concede dell’eternità.

 

Sotto un cielo che nasconde il sole,

non odo parole senza colore,

ma la voce del mare

che respira non lontano,

oltre le case della mia contrada.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Attendendo primavera” di Franco Pastore

 

La parola lenta e profonda del Pastore apre un movimento simbolico, che trova l’uomo alla natura, battuto dalle emozioni, come dalle forze elementari e figura il transito del vivere della sostanza stessa dell’attesa.

Al poeta l’uomo è finitudine di un corpo sensoriale e odisseico viaggio di conoscenza, fra la forza dell’inconscio

e il dolore della coscienza, tra la tensione di desiderio e l’angoscia della perdita,

fra attaccamento al familiare e il rinnovato richiamo dell’estraneo.

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