Gabriele Colosimo

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Lontani” di Gabriele Colosimo

 

L’onirismo degli oli del Colosimo apre scenari di solitudine e di deprivazione, ove l’uomo, prossimo alle ore notturne, è lontano dal mezzogiorno della coscienza ed esiliato alla condizione segnica e umbratile di lacerazione, di mancanza e d’inguaribile malinconia, condannato al costitutivo squilibrio dall’essere, alla distanza incolmabile dalle costruzioni solide del significato universale e necessario della società civile. L’istituzione del significato stesso provoca l’attesa della separazione originaria (Ur-teil) e del misconoscimento di sé.

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