Giampaolo Fama

Cercami

Cercami amore, fra le increspature della mente

Nei ricordi affollati pieni d’incertezze.

Cercami amore dentro un sogno che ritorna

In un silenzio che appaga se stesso.

 

Cercami amore, nel volteggiare dei gabbiani

Sopra il mare irrequieto,

Nell’infuocato occhio del sole,

Nella pioggia, nel vento, lungo strade senza ritorno.

 

Cercami amore, mi ritroverai seduto sopra ad un sasso

Ad attendere il tuo ritorno. Non ti ho cercata ti ho cercata ovunque.

Cercami amore, nell’ansia che trascende il dubbio,

Nella fuliggine d’immagini scolorite che cercano nuove prospettive.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Cercami” di Giampaolo Fama

 

La parola semplice ed esortante del Fama dipinge i luoghi dell’amore, mutevoli e infiniti, a colmare ogni mancanza, a restituire ogni cosa perduta, nel ritorno. L’assenza dell’oggetto d’amore ricolma ogni segno del suo rimando, significato inesauribile e silenzio, che resta al di là delle parole. L’amore è il movimento di una domanda, la forza dell’uomo che supera se stesso, che vince la separazione letteralmente duale e antitetica del dubbio nell’unità, nell’abbraccio di quell’ansia che ange e che genera nuova visione di sé e del mondo.

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