Giampaolo Fama

Cercami

Cercami amore, fra le increspature della mente

Nei ricordi affollati pieni d’incertezze.

Cercami amore dentro un sogno che ritorna

In un silenzio che appaga se stesso.

 

Cercami amore, nel volteggiare dei gabbiani

Sopra il mare irrequieto,

Nell’infuocato occhio del sole,

Nella pioggia, nel vento, lungo strade senza ritorno.

 

Cercami amore, mi ritroverai seduto sopra ad un sasso

Ad attendere il tuo ritorno. Non ti ho cercata ti ho cercata ovunque.

Cercami amore, nell’ansia che trascende il dubbio,

Nella fuliggine d’immagini scolorite che cercano nuove prospettive.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Cercami” di Giampaolo Fama

 

La parola semplice ed esortante del Fama dipinge i luoghi dell’amore, mutevoli e infiniti, a colmare ogni mancanza, a restituire ogni cosa perduta, nel ritorno. L’assenza dell’oggetto d’amore ricolma ogni segno del suo rimando, significato inesauribile e silenzio, che resta al di là delle parole. L’amore è il movimento di una domanda, la forza dell’uomo che supera se stesso, che vince la separazione letteralmente duale e antitetica del dubbio nell’unità, nell’abbraccio di quell’ansia che ange e che genera nuova visione di sé e del mondo.

Amore

Amore, in quale castello hai trovato rifugio

Ora che persino il tempo ha smarrito se stesso?

 

Sospira la primavera, già innalza il suo grido

Di gioia e i tulipani odorosi rallegrano i giardini

Accompagnati da voli di farfalle estasiate.

 

Sospiro anch’io pensando a te

Nel mentre riscopro la voglia di viverti dentro

Riemergendo da un mondo agitato,

Nell’attimo in cui scopro la felicità di esistere.

 

Questa vita, simile a un diorama di colori ingialliti,

Cambierà, riavrà la parola l’antico suono

Che la malinconia aveva zittito.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Amore” di Giampaolo Fama

 

Intima, la parola del Fama omaggia l’eternità sostanziale dell’amore, che supera la caducità dell’apparenza formale in un movimento di rinascita della vita. La sinestesia del poeta abbraccia la continuità dell’uomo alla natura, a rinascere, come dalla corolla di un fiore, dal grembo della donna amata. Il descensus di catarsi dal silenzio dell’indistinzione ritrova il suono di verità dell’emozione e la parola al senso.