Gianni Catracchia

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Musa” di Gianni Catracchia

 

La veduta intima e simbolica del Catracchia cerca il difficile luogo ameno, di compenetrazione possibile delle dimensioni di inconscio e di coscienza. La musa dell’artista, nelle spoglie di albero stesso della vita, generosa nei turgidi frutti dell’ispirazione, anela il dinamismo della volontà. È costretta a dissetarsi alla siccità di terre deserte, che la nascosta fertile follia di Medusa all’uomo dissecca e popola di solide costruzioni lapidarie della coscienza solitaria, che arresta la dialettica della verità, senza tuttavia disperare, lungo il gravoso cammino, del luogo del ristoro, volto alla nascita dell’arte.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Vizi capitali: Allegoria dell’avarizia” di Gianni Catracchia

 

La profonda arte simbolica del Catracchia attinge al senso archetipico dell’espressione, alla radice etimologica comune del vitium e della vite, come ciò che torce, che devia dal retto sentiero della diritta virtù che accoglie, che dona. Prendere e dare è lo scambio di riconoscimento che conferma mutualmente l’esistenza; il vizio dell’avarizia è invece luogo apollineo di pensiero che si arresta in se stesso e nella sospensione nega la radice inconscia ed essente della verità dell’emozione. È la caparbia nevrosi narcisistica che idealizza di sé, in schiava autoalienazione, volta a difendere lo status quo dell’avere,

come unica forma dell’essere.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Vizi capitali. Ira” di Gianni Catracchia

 

L’olio erubescente del Catracchia s’inebria del sentimento dell’ira, nel movimento del sollevare, dell’ergere, dello spingere dell’impeto, per incendiamento sanguigno, dietro le istanze impulsive dell’es.

L’irato non è padrone in casa propria e rivolge avversione ed aggressività alla propria dimensione normativa e spirituale. Il magma fluido dell’ira discioglie la maschera morale del super-io: profondamente l’ira è così anche per se stesso un “andare”, un processo di metamorfosi dell’io.

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