Gianni Simeone

Puglia mia

Correre fra coni di pietra portentosi,
pietre ritte sulla terra avita,
ampi uliveti e mandorli in fiore,
i vigneti miei prosperosi…
Jàpige osserva e la parola dei poeti
ha la fragranza del grano.

Mirando il cielo che parla ceruleo,
l’occhio s’apre dintorno –
rivolgersi ai paesi scolpiti di bianco
è un attimo –
rifulge d’amorosi sensi
e placido distende lo sguardo.

Immagina la Valle rigogliosa,
pensa alla progenie tua,
trattieniti in un abbraccio
che comprende le radici,
ricorda chi sei
e illumina la vita.

 

Critica in semiotica estetica della Poesia “Puglia mia” di Gianni Simeone

 

Profonda ed elevata, la parola del Simeone si estende dai sensi alla ragione, a nutrire l’uomo delle proprie origini, a trascendere di sé, sconfinata, lungo l’axis mundi delle pietre ritte pugliesi, lungo la rinascita micro e macrocosmica e alla vite che supera la materia in acqua preziosa di vita eterna. Il poeta lascia in sinestesia parlare i colori nella comprensione di una totalità unitaria dell’uomo alla natura, che trasmuta la provenienza nel senso aureo della destinazione.