Giovanni Gambasin

Giovanni Gambasin, Trono; simbolo di pot

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Trono; simbolo di potere” di Giovanni Gambasin

 

Le luminose velature simboliche del Gambasin sfogliano l’infinito possibile di senso ulteriore. Chi regna appone su di sé il giogo della coscienza, il trono sostiene il peso della medesimezza seduta sull’assegnazione del ruolo sociale. Al contempo, un’etica della reggenza impone una ciclica rinascita di sé, che attinga al gesto ctonio, plurale, anonimo e giullaresco, per una domanda ironica alle profondità dell’inconscio. È la riformulazione di una diveniente risposta dialettica del riemergente principio di realtà: una rifigurata seduta stanziale, poiché la luce all’artista non è che il divenire inarrestabile dei colori in movimento.

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Notte e Giorno” di Giovanni Gambasin

 

I luoghi architettonici del Gambasin sono spazi transizionali d’investimento emotivo e di proiezione psichica. Il simbolismo è tutto interiore e la valenza universale si sospinge alla visione archetipica inconscia del viaggio dell’eroe nel grembo materno per la nascita, che diviene il paradigma di ogni riuscire protagonistico di vita. L’agone immaginativo passa per la perdita della coscienza identitaria e la memoria immemoriale di pluralità del rimosso collettivo, per la trasformazione della pulsione erotica in conoscenza armonica, che affaccia su di una nuova vita, consustanziale, di uomo e di natura, al connubio del giorno e della notte nella rêverie della creazione artistica.