Giuliana Capizzi

San Francesco

San Francesco, in mezzo
alla natura, lodi mandava
a Dio,
il tempo passa
che la mente dell’uomo
crea con scienza
alla tanta moltitudine
agiatezza.
Cambiato è il paesaggio
non l’animo nostro
che guarda di marzo
il volo a cerchio
basso dei rondoni.
E, tra il cemento
che d’estate scotta,
si vede al davanzale
il rosso
di un geranio.
Ai prati,
ai monti
al mare,
nel molteplice colore
riposa l’occhio sognante,
animo nostro.

Critica in semiotica estetica della Poesia “San Francesco” di Giuliana Capizzi

 

Melodica, la parola della Capizzi è ode alla natura come lembo dell’animo umano, luogo di un continuum originario smarrito, eppure mai dimenticato, sentita teofania di una divinità unica e partecipe, panica, ritrovata in una trascendenza che abita immanente le molteplici bellezze del creato. Nella fuga lineare e tecnoscientifica dei giorni della coscienza umana, l’animo riposa nella rêverie del sogno, della curvatura del tempo, nella risposta naturale, consacrale, armonica e universale di senso alla domanda essente dell’uomo.