Giuliana Prescenzo

Barconi

Galleggia un ponte, imbevuta paglia,

attende la sua voce dalle sponde,

flussi di marea dal dorso nero,

sangue pesce corallo,

ti abbraccio fratello.

Nude di vele, di colombe

le madri serrate all'eterno degli incensi

gemmano sale

nell'urto dell’iride fanciullo.

Raccolto Scialle.

Esausto ventoso di mare

scolora barlumi di speme,

scolpito in fango salino

lontano sicomoro,

succo bruno della jacaranda.

Ho visto barche coraggiose

straboccanti d’Africa,

barconi incatenati d’afa,

stormi d’alveari a braccia tese,

fame di mari, di terre disossate e fossili,

ho visto barconi che tornano vuoti…

sazi di sete.

S’illumina nei polsi d’ebano

un prisma smeraldo, spumeggia,

roseto d’alghe aggrovigliato.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Barconi” di Giuliana Prescenzo

 

Concentra simboliche profondità di senso la parola ermetica e frammentata della Prescenzo. Procede per salti creativi abduttivi, dalla dimensione logica a quella gnoseologica, abbraccia il veemente, improvviso e inatteso stupore dell’impatto sensoriale ed emotivo di ciò che resta inespresso, o contraddetto nell’ossimoro, per un nuovo paradigma di realtà, che liberi un ascolto panico e viscerale dall’indifferenza anestetica dell’abitudine,

per un’inferenza conoscitiva.

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