Graziella Castelli

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Desertificazione” di Graziella Castelli

 

La visione sensibile della Castelli partecipa della dimensione ambientale, denunciando la coappartenenza sostanziale della pelle umana alla pelle del mondo. La sinestesia epidermica della essiccazione, dell’espoliazione, del declino, della disgregazione, conseguente la privazione dell’irrorante lambire dell’elemento acqueo, del grembo stesso della vita, ascolta l’inesorabilità irreversibile del ritorno passivo all’inorganico, per esorcizzare il vissuto di nigredo planetaria e scuotere l’etica di una rinnovata nascita

di coscienza.

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