Ivano Baglioni

Al di là dell’illusione…

Illusione, anomala sirena,
non il mare il tuo regno.
Sei la dolce onda della volta celeste,
più intrepida della fantasia
e dei nostri segreti desideri,
un riflesso alato del sole.
Musa per soavi melodie,
leggiadra scultrice di creta informe,
con un setoso pennello
colori tappeti di cineree nubi
in trasparenti arcate colme d’azzurro.
Seducente baiadera,
ammaliati dall’eco del tuo soave canto
che volteggia lieve per nebbiose vie,
trasmutiam sogni in fasci di luce.

Eterea regina dell’universo,
amica delle stelle,
al di là del tuo arcobaleno… solo dolore
e un quotidiano grigio.
A te è appesa la nostra vita.

 

Critica in semiotica estetica della Poesia “Al di là dell’illusione…” di Ivano Baglioni

 

La parola consapevole del Baglioni racconta la parvenza segnica dell’uomo, che vive la dimensione seconda e riflessa dell’illusione, nel divenire dell’essere. Il flusso non rompe il dualismo mimetico per la dimensione precategoriale e irriflessa di verità. I molteplici echi figurali seguono un ritmo di ripetizione analogica, nella tensione ad una meta irraggiungibile. L’illusione è gioco seduttivo, che trasla la verità sempre in figura danzante e lacera l’essere ad una mancanza e al luogo dislocato di un altrove: è luogo erroneo dell’umano nella coscienza del dolore, che dalla profondità acquea inconscia è sospeso all’aerea, sirenica ed alata trascendenza metafisica.