Josefina Temín

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “3 Piedras con Anturio” di Josefina Temín

 

La disposizione floreale psaligrafica della Temìn conserva le radici dell’antica tradizione orientale,

del triadico percorso spirituale dalla terra, all’uomo, al cielo, per l’armonia dell’universo. I ricetti cartacei dell’anturio sono equilibrio vitale fra uomo e natura, osmosi di linfe vegetali e umane attraverso la pelle delicata della carta, per un’elevazione aerea e animistica al cielo, che cinge in un grembo sapienziale

di luce. È il cammino individuativo al Sé (Selbst) come atman-brahman: respiro soggettuale in sintesi all’oggetto cosmico, che eternamente ruota la ruota dell’essere.

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Critica in semiotica estetica dell’Opera “Enredadera” di Josefina Temín

 

L’intreccio psaligrafico della Temín fa della carta l’estensione della pelle ad abitare profondamente il simbolismo della vite, in bianco, archetipo dell’albedo, della purificazione. La pianta della vite esplora la dimensione ctonia dell’ombra e si eleva alla luce celeste, distillando dal luogo inferno e dal luogo superno il sangue della terra, che trasmuta in conoscenza, in acqua dallo spirito di vita immortale. È il segreto labirintico della nascita, della morte sacrificale e della resurrezione. Il dono di sé trasmette, per transustanziazione, la scintilla divina del sapere, la vita che non muore.