Lei Han

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Memory-1” di Lei Han

 

Il costrutto dedalico della Han traccia l’organizzazione traumatica dell’uomo, di fronte alla constatazione oggettuale del mondo come altro da sé. L’uomo diviene, in rispecchiamento, algido luogo di deprivazione, dubbio, lacerazione, mancanza a essere, tensione dolorosa alla memoria inconscia di ciò che pienamente era, che non è più. Il mondo è momento dialettico negativo della volontà essente dell’uomo, che è assenza e nostalgia d’inclusione nell’abbraccio ontico. L’intelligenza è il modo di avere un mondo entro un labirinto di stadi presentificativi e cognitivi, ricognitivi della memoria, a custodirne un archetipo ideale. Il senso è arte dell’omissione del segno fino alla presenza instante, scintilla primigenia per la conoscenza della matrice vitale a fondamento dell’esistenza. L’artista cattura il processo dall’alto, come ad incantare per un istante la fuga del tempo, a serbare le stanze di questa memoria.

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