Liliana Lucia Consoli

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Studio di volto 6” di Liliana Lucia Consoli

 

Mistero e sacralità avvolgono la donna dello “Studio di volto 6” della Consoli, una donna il cui

inconscio archetipico partecipa ed echeggia concentrico e animistico dei linguaggi del cosmo. La donna dell’artista è vestale del segreto universale, difeso gelosamente con la serratezza e la potenza della pietra, eppure al contempo alla vita con generosità elargito, nel soffio delicato del primario, in riflessologia

del gesto, nel materno gestante.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Anima nuda” di Liliana Lucia Consoli

 

Il flusso scultoreo dell’opera della Consoli offre, con la profonda essenzialità dell’arte vera, le madide vestigia dell’interiore umano. Ove il movimento dell’andare rivolge alla dimensione sociale, sempre al contempo il sentire è vitale intimo ripiego delicato al riserbo, al proprio, al primario, al trascorso.

Così l’artista attinge al delicato grembo clavicolare del volere, a lambire lo slancio al desiderio, a strizzare

i lembi salini del dolore, che la viola del corpo anima e risuona, per chi resta e sa ascoltare la melodia del senso della vita. Il velo animistico dell’apparenza, allora, non è più illusione, ma attimo d’approdo di verità in movimento.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Abbraccio” di Liliana Lucia Consoli

 

Il bronzo della Consoli è amore, tensione ontologica, essenzialità e universalità dell’espressione, che presentifica il senso dell’umano nell’emozione. Il corpo agente e senziente dell’artista cerca la sensibilità originaria del cogito tacito, una primaria merleau- pontyana coappartenenza d’io e d’altro, mediata dall’intreccio fusionale del corpo, dal chiasmo d’ascolto del senziente al sentito. La forma estetica non è staticità, la sua bellezza è nel movimento fluido, che tende ad un compimento, al superamento di sé nell’altro, nella continuità essente della materia. La materia fra le mani dell’artista è madre della forma, gesta il corpo della figura dall’abbraccio del contenimento e dalla carezza levigante e madida delle emozioni grembali.

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