Marco Biffani

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Scorcio del Lago di Nemi” di Marco Biffani

 

L’intimo “scorcio” fotografico del Biffani letteralmente ‘abbrevia’ la via, che lentamente nell’ombra all’inconscio digrada e congiunge alle acque lacustri, archetipo delle acque chete del ritorno, fra memoria e oblio, al grembo naturale, da cui tutto proviene e che tutto a sé richiama. È un cammino lungo la rêverie profonda della continuità dello psichismo al mondo, per un’acquiescenza della tensione di una mancanza al desiderio. La luce ormai spenta della coscienza cammina sul filo dell’associazione libera e immaginante, per valicare l’ormai esile confine di sé al bacino naufragante della totalità essente.

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