Maria Flora Cocchi

Critica in semiotica estetica dell’Opera “...all'improvviso un raggio di sole...” di Maria Flora Cocchi

 

L’ingresso in medias res della configurazione fotografica della Cocchi illumina la portate rilevanza dell’istante individuativo fra inconscio e coscienza, nel teatro delle figure del sapere. L’artista propone un’educazione al fototropismo, che segue una dialettica vitale di rivelazione e di accecamento. Si osservano le pratiche adottate di vita e di sapere e il sorgere dei soggetti e degli oggetti che ne derivano, ma occorre un esercizio etico di genealogia di sé e mondo, per essere l’uomo la soglia dinamica di produzione

di senso e di verità.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Pareidolia 3. Olivo al tramonto a Villa Adriana” di Maria Flora Cocchi

 

L’epifanica impressione fotografica della Cocchi eleva l’apparenza del molteplice sensibile alla sostanza divina, entro un improvviso luogo di corrispondenza fra segno e oggetto, quietando la primaria e inalienabile esigenza cosmogonica del caos nella presentificazione dell’assenza originaria, senza rimandi, senza residui. Alla ricerca genealogica del segno paradigmatico, la proiezione inconscia della deità è soglia che precede l’abito linguistico, silenzio e senso, perché l’immemoriale confluisca nel presente, nel sacrificio, “fare il sacro”, e la resurrezione dia provenienza e destinazione dell’umano al divino.

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