Maria Ranalli

Affiorano

Affiorano.

Appuntiti come stelle di ghiaccio,

languidi come meduse.

 

Sfiorano.

Inafferrabili come carezze del giorno. 

Renderò palpabile l'intangibilità,

plasmando i miei voli su nuovi orizzonti.

 

Sarò caverna di lingue di fuoco

e fertile terreno di salici piangenti.

Balcone che corteggia la notte la mia mente

e gerani i pensieri.

 

Mi farò porto di sottili evasioni

ed esploderò come ragnatela di sogni.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Affiorano” di Maria Ranalli

 

Sensoriale, la parola della Ranalli anela al superamento dei confini definitori e apre all’oltre dell’uomo alla natura, nell’armonico sconcerto dell’abitare l’altro da sé. È un dire che aggetta, che cerca spazio oltre lo spazio, con potenza ignea e tessitrice, che freme della franca immediatezza profonda e onirica dell’inconscio e che insieme fiorisce e affiora eletta e sublimata alla coscienza, serbando in superficie della primigenia verità abissale.