Marzia Giacobbe

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Natura vivente” di Marzia Giacobbe

 

Le velature inchiostranti della Giacobbe sono carezze di luce sugli occhi socchiusi alla libera rêverie immaginante, che archetipicamente riapre lo spazio transizionale, esteso fra pelle e natura, a mescere i visi ai fiori, a rituale dell’attraversamento di un sogno. È l’iniziazione di una cosmogonia, che ricapitola una nuova gestazione di sé all’esistenza: dai violetti nembosi della latenza inconscia, dispiega il viaggio cromatico e sintonico alla coscienza, che rinnovata risveglia alle frequenze di una luce sorgente.

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