Matteo Grilli

 I suoi occhi sali d'ibisco

I suoi occhi: sali d’ibisco.

Cenere coriacea, braci,
porcellana annebbiata
fuliggine d’Etna, stragi
sepolte le ciglia dal bistro
i microni sbalzi dilatatori
oculari, saggiano cuori
Sbiancati dal sale.
Ho un Mar Morto negli occhi.

I suoi occhi di basilisco.
 

Critica in semiotica estetica della Poesia “I suoi occhi sali d'ibisco” di Matteo Grilli

 

Ignea, la parola del Grilli è liminale fra eros e thanatos, a vivere la potenza trasmutativa della passione nella dialettica di opposti, in chiasmo essente al sogno di deità dell’uomo, al superamento della morte, nella sintesi all’unità. Il poeta sommuove il soggiacere ardente della libertà, la via per la rottura dell’identità e per l’apertura alla differenza: la via dionisiaca d’uscita dalla definizione del nome, per riattingere alla matrice vitale dell’anonimia plurale. Fra solvimento e plasmazione sono un mercurius, un sulphur e un sale a compiere la presentazione occulta e instante di un cogito tacito di morte, per la rigenerazione della conoscenza in un tempo al di là del bene e del male.