Maura Manfrin (MauMan)

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Compri-mente” di Maura Manfrin (MauMan)

 

Il dialogo di formale e d’informale della Manfrin è narrazione estetica di una ricerca dialettica fra essere e non essere, di un’ironica istanza psicologica che seziona, scompone, sottrae e ricompone coscienza ed inconscio, norma e pulsione, noto ed ignoto, a fini individuativi. L’azione maieutica dell’artista interroga la dimensione sempre relativa, infinita e transitante del possibile identitario. La figura, quando isolata dal divenire alla materia, così denaturata sarebbe mero eloquio, un parlare esteriore, la coercizione di un pensiero ingessato, distaccato, apparente e preformato, che comprima e costringa la mente fuori dell’indistinta e infinita matrice del corpo, a comprare, comparare, eguagliare il prezzo e la cosa, denotando che la sterile quantificazione divelle dalla qualità dell’essenza.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Prove di volo” di Maura Manfrin (MauMan)

 

L’ardente terracotta della Manfrin inscena una ironica metafora dell’uomo nella figura dolente del calabrone, cui diffusamente s’imputa una costitutiva impossibilità di volo. Eppure, è la gravità stessa della sofferenza il pungolo che innesca la roteante torsione ignea elementare, a sollevare la hybris della propria potenza. Alle clavicole, chiavi del movimento, così dispiega le ali del volo metafisico di una volontà, che liberamente fa atto di una propria rappresentazione esistenziale, tale da riscrivere il modo di essere.

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