Nikolay Deliyanev

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Vibrafusion 012” di Nikolay Deliyanev

 

L’opera della cosciente geometria del Deliyanev è sistematico tracciato, come intaglio, in ricerca

di un punto limite, di un’atomia della materia in definizione del suo essere, in sinestesia vitrea, perché conoscere è all’uomo portare il mondo dentro lo specchio, ridurlo in un riflesso che si possieda: l’uomo, speculum mundi, traduce il mondo in immagine. Il segno genera la lacerazione originaria espressa dai frammenti dello specchio, che esprimono l’intero da un solo, particolare, punto di vista. Tuttavia l’artista ricorda che, dietro ogni vicenda, c’è un evento come momento di origine dell’accadere, orizzonte in alba dell’essere, il luogo di senso primo, che abita i segni e al divenire li sorregge.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Saturn Vibrafusion” di Nikolay Deliyanev

 

La cinetica pittorica del Deliyanev discerne lo spazio con la sola traccia lineare, eppure volumizza, in ritmico ascolto della materia, fra ombra e luce, perché sia scissa alla sua componente primaria, energetica e vibrazionale. L’emozione arriva in movimento, in onde propriocettive di pressione, nel raccolto delle impressioni sulla pelle. La linea è la prima articolazione formale dell’intensità emotiva, che offre gradualmente la profondità emozionale alla dimensione temporale del pensiero. Saturno è il dio Chronos che mette in fila, dispiega e mostra la temporalizzazione degli eventi. Il senso haptic del luogo proiettivo è estensione sensibile della dimensione tattile, nello spazio e nel tempo, fino alle distanze più remote e fredde dell’ultimo dei pianeti visibili.

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