Ofelio Eufemio Federici

Critica in semiotica estetica dell’Opera “I clandestini” di Ofelio Eufemio Federici

 

I tratti taglienti e futuristici del Federici accelerano emotivamente la rappresentazione della violenza sociale sull’identità, letteralmente e pittoricamente clandestina, “nascosta al giorno” dello sguardo della coscienza, che vale l’impossibile inclusione dell’estraneo nelle architetture del senso pubblicamente condiviso. Il tempo, sospeso e infranto fra la maschera e l’urlo, consegna la cruda verità dell’emarginazione: la negazione del movimento individuativo della dialettica di essere ed esistere.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Io e il mio paese” di Ofelio Eufemio Federici

 

La plastica espressione pittorica del Federici invita alla spazialità alta e raccolta del proprio paese dalla solida balza rupestre, come intaglio di pietra nato dalla sua stessa luce, concreto e presente, ma sublime, serrato e invincibile, a muovere il rinnovato e inesausto desiderio del ritorno primario e sicuro. Cerreto è all’artista figlio del grembo della natura e suo corpo stesso elementare, è umana eco suadente che rispecchia la narcisistica immagine naturale e che fonde la nota singola dell’identità all’armonia del suo superamento nell’appartenenza.

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