Patrizia D'Andrea

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Pensieri in ombra” di Patrizia D’Andrea

 

La maschera segnica della D’Andrea è lacaniana schisi dell’essere. L’essere sulla tela dell’artista è guardato: l’essere è tragicamente quadro che s’iscrive nello sguardo, così nel movimento, che è tensione e desiderio di riconoscimento, dall’ombra dell’inconscio, alla luce degli occhi e del pensiero. La maschera della rappresentazione apre ad un percorso rituale con una funzione mediatrice e dialettica, fra il visibile e l’igneo impulso dionisiaco della vita. L’azione pittorica è segno, che ripete, che appare fuggevole volo della coscienza: fenomenologia che inarrestabilmente porta in presenza l’assente, sulla soglia della sua perdita. L’essere della D’Andrea è un essere in boccio, in movimento, un essere in inestinguibile potenza e attesa.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Colorare la vita” di Patrizia D’Andrea

 

Il gesto cromatico della D’Andrea è proiezione diretta della sua ricerca emotiva, che guarda ad un orizzonte interiore, è propriamente desiderio insazio di sentire. Lo sfondo, avulso da un tempo e da uno spazio, è pura volontà: volontà di amore, di apertura, di travolgimento di sé, di leggerezza onirica ed impossibile. La forza fragile e insieme profonda dell’artista è gestazione della forma del mondo e indissolubilmente della propria, in qualità di sorpresa, di dono del sentimento, tutto nella sinestesia d’un vetro caldo e fluido, modellato dal soffio di fuoco delle passioni artistiche di un teatro trascendentale.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “L'irrazionale” di Patrizia D'Andrea

 

Sospeso e antigravitazionale, l’aggregato cromatico della D’Andrea è opera sottesa alla coscienza, in un’imbibizione libera che plasma ignee pulsanti associazioni coralline, per adornare della preziosa differenza del rimosso le sensazioni sinestesiche dei sensi, perché in esse, indistinta, sia la gestazione dell’essere, in un grembo aureo di sapienza inconscia, che la luce alba libero e imperfettibile raccoglie, infinitamente, al dono riflettente del movimento iridato.

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