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Patrizia Palese

Similitudine

Io che nel sogno accendo ogni latente vita
Lui che nel vento crea ogni più vera fuga
E poi la nostra fame che mai si sazia e tace
Siam come mare e barca diversi e necessari
Siam muti e non distanti ma sempre uniti e avvinti
Acqua per sostenere un legno che marcisce
mentre altr’acqua affoga chi non ha più speranze 
E ancora mi sostieni senza darmi null’altro
se non lento morire mentre viaggiamo insieme
verso un altro gorgo incontro a un’onda nuova
come se fosse tomba in cui sparire uniti
tenendo stretta al cuore la nostra storia fragile
che non volemmo vivere

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Critica in semiotica estetica della Poesia “Similitudine” di Patrizia Palese

 

Configurante, la parola della Palese, riscrive una relazione d’amore nell’intreccio di fuga e di latenza. È una storia mai vissuta, affidata ai luoghi dell’immaginazione inconscia, ove gli opposti si fondono in unico essere, nel morire romantico che rinuncia ai confini dell’identità cosciente, che esce da ogni forma dichiarata d’esistenza.

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