Raffaele Mazza

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Gesù nell’orto degli ulivi” di Raffaele Mazza

 

La fusione plumbea del Mazza vuole esprimere la vittoria della trascendenza del significato sulla materia segnica del dolore immanente. Al rituale sacro della preghiera, all’ufficio del verbum, viene alla luce della parola, che invoca il divino, il senso della vita eterna. Dal concentrico al catartico il dire è il grembo di raccoglimento che gesta all’uomo tutti gli assetti dalla volontà che lega le cose e tutte le parole all’artista sono nomi della divinità, relazione memoriale, attraverso il desiderio, la sofferenza e l’estasi,sono metafora, mimesi, ripetizione analogica del proprio fine.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “La creazione” di Raffaele Mazza

 

Il pathos scultoreo del Mazza, omaggiante la creazione michelangiolesca, è enfasi della tensione indicale dell’uomo alla perfezione divina, compressa e raggelata entro le fattezze lignee, radicate all’elemento terrestre, a negare il completamento dello slancio di elevazione spirituale, il cui sentimento mina la certezza della mente, ad abitare un luogo “umano, troppo umano”. Emerge la costitutività segnica dell’uomo, che è immagine e somiglianza e indice stesso, letteralmente il luogo che dice, il movimento che mostra la conoscenza, in qualità di un altrove da essere, d’inafferrabile rinvio e che tuttavia egli persegue, per la ricerca della verità.

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