Roberto Contini

PREGHIERA

Volevo dirti grazie,
gridarlo oltre le nubi,
per quello che tu sei,
per ciò che sono io.

La vedo la bellezza,
la gioia in questo mondo
e apprezzo la promessa
di un’armonia infinita.

Esistono frangenti
in cui sono avvilito
e che non so gradire
i doni ricevuti.

Tra essere incoscienti,
dispersi dentro al nulla
ed essere capace
di vivere emozioni,

la differenza è immensa
e in fine lo comprendo
che anche nel disagio
la vita ha un tuo sapore.

Sa di fiaba la leggenda
che annunci per il mondo,
ma la voce che io sento
non sembra suggestione.

Se poi tu non ci sei,
e tutto è stato un sogno
svanente in un istante,
va ben, grazie lo stesso:

per il senso di conforto
per lo stimolo a far bene,
per la luce, sia pur fatua,
che mi illumina il cammino.

 

Critica in semiotica estetica della Poesia “Preghiera” di Roberto Contini

 

Cantata, la parola in prece tutta umana del Contini è ascolto del sostrato valoriale profondo che sorregge l’esistenza e che attinge ai luoghi della meraviglia, della dedizione e della gratitudine. Dell’uomo è la ricerca della verità, che risiede nell’emozione e nel movimento di speranza: il tropismo alla luce è universale e supera le distinzioni di credo e di cultura.