Romeo Mesisca

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Alla finestra” di Romeo Mesisca

 

I contorni del Mesisca, come abili movimenti veloci dell’idea, giocano e raccolgono i contrasti emotivi dei colori primari e complementari e le opposizioni della materia, nodosa, concreta e grave, che appare, in resistenza e bilanciamento, quasi prigionia dello slancio igneo, obliquo e analogico del pensiero, pur essendone la radice vitale, l’origine, la condizione stessa. Alla finestra degli occhi l’identità è contraddizione e fuga nel rimando: è impronta e segno di un rimasto ontico d’acqua, d’aria, di terra e di fuoco, al transito repentino della forma e luogo transizionale del figurare, dell’esser figurato, del rifigurarsi al volere, mai pienamente libero, mai pago.

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Senza titolo” di Romeo Mesisca

 

Il segno grafico del Mesisca è deciso, marcato, profondo, a rilevare la plasticità e la presenza della forma

e a caricare l’apnea emotiva con la massima tensione tonica della materia corporea. L’artista crea così l’opposizione implosa fra l’impeto della volontà e la gravezza legata della stasi del movimento negato,

in esso stesso, per causa sostanziale del corpo e della sua mancanza ad essere. E tanto è chiusa la morsa dell’autoafferramento dell’arto medesimo, tanto il respiro si libera agonico nell’emozione profonda ed esternata del contesto pittorico e cromatico, di volontà, di scelta, di affezione. È la ricerca, attraverso la soglia dell’arte, del superamento della finzione rappresentativa al supporto e all’oltre della verità e del senso, che sono dati all’uomo solo in qualità di prospetto e di aperta direzione.

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