Rony Rodolfo Rigacci

Farfalle gitane

Sorrisi senza destino

senza nomi, né cognomi

rubano alla mia tristezza

un gesto di allegria

e questa notte speciale

in cui celebro questa bugia,

farfalle gitane

come istrionici pagliacci

distraggono ironicamente

le mie pene ingannate,

mentre un panno immaginato

rimuove l’impronta

delle tue labbra salate,

della pelle, dei miei occhi

come vetri avvizziti,

perché è così che ti ricordo:

a pezzi.

E in questo strano delirio

dove le mie mani

balbettano senza sosta

insensati scarabocchi,

io mi rendo conto

che non tutto è caduto

dalla mia tasca bucata,

sul fondo c’è ancora

un ultimo sorriso.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Farfalle gitane” di Rony Rodolfo Rigacci

 

Immaginifica, la parola ironica e dolorosa del Rigacci trova la permanenza, che traccia il movimento sotteso al vanificante divenire formale: l’archetipo che lega le cose e solleva l’attimo dalla fatale gravità della morte. Sulla dondolante melodia delle fuggevoli ed effimere ali di farfalla si disegna l’apertura di un sorriso, la stessa continuità che lega la solitudine spezzata dei frammenti caduti di non senso, la liaison del suono nelle parole in poesia a eliminare lo iato nell’articolazione, la voluta inerziale della traccia di scrittura, tutto a riaprire fra le labbra il grembo di un istante di rinascita.

© 2018 by Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea

created by Antonino Bumbica