Salvatore Angius

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Blue Monday” di Salvatore Angius

 

Lo sguardo fotografico controluce dell’Angius sospende lo spiraglio luminoso dell’espressione poetica, che trafora l’illusorio Velo di Maya della rappresentazione diveniente, a cercare la sintesi all’essere. Il senso è orizzonte del gioco prospettico, fra luce ed ombra: non è verità apofantica e ferma nella sua rivelazione, porta il valore dell’eccedenza di qualcosa d’istantaneo e d’indefinito, che non finisce poiché “stravolge”, letteralmente ‘cava fuori del suo luogo’ l’infinito, nel movimento che abita la forma,

perché la forma esondi di vita.

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