Salvatore Musso

Umane illusioni

Nel centro d’innumerevoli sogni
vaghiamo sferzati dall’arido intorno,
prigionieri partiamo per mete lontane,
verso ignari traguardi senza ritorno.

Siamo radici strappate dal seno del mondo,
opachi mosaici già intorno sfaldati,
frammenti incollati da un’immensa fatica,
stelle minute derise dal buio,
limoni spremuti, poi gettati e umiliati.

Sulla pelle del tempo scorriamo
come piccole ombre,
soffice talco cosparso da umane illusioni,
voci confuse,
brusii intinti nel fango,
quel maneggevole nulla,
che laido dentro,
ognora si crede un falotico dio.

 

Critica in semiotica estetica della Poesia “Umane illusioni” di Salvatore Musso

 

Dolente, la parola divelta del Musso è cammino dall’illusione al paradosso, dal paradosso all’illusione. Il movimento è letteralmente un rientrare nel gioco di onnipotenza e infinità primaria, seppure di fronte ad un contesto di realtà oggettuale. L’illusione è effimero ristoro di continuità dell’essere, alla reintegrazione dell’ombra, poi cancellata dall’urto di coscienza con l’ambiente, che coglie dell’oggetto l’alterità, l’opposizione che annienta. Il paradosso è il riflusso nella limitazione, nella finitudine, eppure, la decadenza stessa è il passo straziante necessario alla condizione di senso.