Sara Pozzi

I cuori eterni

Oltre i mari e le tempeste

giaceva su lontane sponde,

la sua pelle che il tempo ha increspato,

ed i suoi occhi che mai ho scordato.

 

Naufragava la mia anima

in balia di spumeggianti onde.

Impavide, irrompevano tra la fitta pioggia,

ove il rimembrar mi era dolce;

come il miele e la fresca brezza d’estate,

come la luna nelle notti,

abbagliava la purezza che l’oscurità celava.

 

Il tempo infido e beffardo;

spogliava alberi,

abbatteva imperi,

mutava gli eventi,

ma quell’amore tanto ambito gli era proibito.

Scalfito in un manto di stelle cadenti,

donava oro a tutto ciò che invadeva.

 

Il tempo,

aveva i corpi separato,

ma i cuori saldato

in un bacio eterno.

Critica in semiotica estetica della Poesia “I cuori eterni” di Sara Pozzi

 

Semplice e fiabesca, la parola in eco risuonate della Pozzi combatte il caos abissale e remoto dell’inconoscibilità inconscio per l’approdo alla luce della coscienza, fino alla poiesi catasterica del luogo dell’amore, in un processo alchemico all’acme dell’oro filosofale. E questa sintesi degli opposti è la curvatura temporale dell’eterno ritorno, che rinsalda ogni dimidiazione.