Sergio Benedetto Sabetta

Madre

Madre,

sono volato oltre il cielo,

nelle vette dei ricordi,

ti ho cercata nella profondità dei sogni

dove si perde l’orizzonte del sé.

 

Madre,

ti ho visto negli occhi delle fanciulle,

nelle lacrime lente del silenzio,

ti ho rivisto nelle notti insonni

dove scorre lento il pensiero.

 

Madre,

sei ritornata nello sguardo di chi mi ama,

nella passione di un bacio,

ti ho sentita tornare con un sorriso

nei gesti gentili di una donna.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Madre” di Sergio Benedetto Sabetta

 

Nostalgica e dedicata, la parola romantica del Sabetta riapre il discorso di continuità inscindibile al luogo materno. Nel grembo primario si vive un’organizzazione di sé in proiezione psico-affettiva sull’ambiente intrauterino, in un vissuto edenico d’infinità ed è trauma la nascita ed è lutto finanche di se stessi la perdita della madre. Del poeta è la potenza configurante della sinestesia dei sensi che redime dalla morte lacerante: l’amara antitesi del mondo è vinta in una rinnovata e regressiva sintesi, nella viva presentificazione trasfigurante di un’assenza.