Simone Fagioli

Foglie

Il frusciare di secche foglie addormentate

sotto il peso melanconico di tristi figure;

 

il rubare col pensiero giorno ai giorni

mentre i sogni cadono a terra come spezzati;

 

il rivederti in versi uguali, omonimi, discreti

e pensare un sorriso che non potrò baciare mai;

 

è la vita, che lascia il posto all’inverno,

mentre il sole scalda appena il mattino

e la notte gela la notte, gela la vita.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Foglie” di Simone Fagioli

 

Malinconica, la parola del Fagioli percorre l’umana istanza autunnale, senza stanza nel presente, che getta nella distanza, condanna alla ritualità delusa e tenta di sostantivare l’infinito, come nel vano tentativo di dare un nome al continuum indeclinabile di vita eterna, che fa del mondo un evento, un’occasione a cui inevitabilmente corrispondere oltre la forma diveniente, all’essere della morte, all’unico bacio che non appassisce, al presente eterno di verità.

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