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Simone Fagioli

Foglie

Il frusciare di secche foglie addormentate

sotto il peso melanconico di tristi figure;

 

il rubare col pensiero giorno ai giorni

mentre i sogni cadono a terra come spezzati;

 

il rivederti in versi uguali, omonimi, discreti

e pensare un sorriso che non potrò baciare mai;

 

è la vita, che lascia il posto all’inverno,

mentre il sole scalda appena il mattino

e la notte gela la notte, gela la vita.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Foglie” di Simone Fagioli

 

Malinconica, la parola del Fagioli percorre l’umana istanza autunnale, senza stanza nel presente, che getta nella distanza, condanna alla ritualità delusa e tenta di sostantivare l’infinito, come nel vano tentativo di dare un nome al continuum indeclinabile di vita eterna, che fa del mondo un evento, un’occasione a cui inevitabilmente corrispondere oltre la forma diveniente, all’essere della morte, all’unico bacio che non appassisce, al presente eterno di verità.

Noi due

(a Gaia)

 

Due anime, due corpi,

due vite, che corrono

lungo i sentieri ghiacciati della vita,

 

due vite che si scaldano

ad ogni risveglio, in un respiro,

che racconta baci inconfessabili.

 

Il tempo guarda inesorabile,

scorre e segna due destini

nel corso di veloci stagioni,

 

di veloci istanti, intense burrasche

e caldi raggi di sole, che

parlano di un uomo e una donna.

 

Il cinema sembra sempre aperto

per noi due, spettatori

al buio nel silenzio implacabile.

 

Tutto questo, sì, proprio tutto questo

è quello che si chiama amore.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Noi due” di Simone Fagioli

 

Filosofica, la parola del Fagioli oppone alla dimensione singolare e impersonale del tempo la dimensione duale e integrante dell’amore. Il tempo è al poeta alla dimensione inesorabile, letteralmente indifferente alle umane preghiere, lasciate nel gelo della coscienza e nell’avversità dell’inconscio. Eppure, la potenza relazionale trova la sincronia, la sintonia, la sinfonia della sintesi degli opposti al senso, che al cospetto non arresta il tempo, tuttavia, ne rinomina propri e legati gli istanti.

Parleranno di noi

Cammineremo insieme

con il profumo di muschio

sulla nostra pelle,

senza alcun tracciato,

con la testa verso il sole

ed il cuore che batte forte,

con la nostra vita appesa tra certezze

e verità e lo sguardo dritto all’orizzonte.

Ci fermeremo ad ogni locanda di posta,

in tutti i luoghi del mondo,

mentre i nostri baci caldi d’amore

parleranno di noi.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Parleranno di noi” di Simone Fagioli

 

Semplice e profonda, la parola del Fagioli trova la dimensione mediana di sintesi d’inconscio e di coscienza, fra i luoghi simbolici del muschio e del sole, in un processo che segue un’etica della conoscenza lungo la dialettica fra verità e certezza. Il poeta attende l’incontro nel luogo franco che precede le parole, ove il pensiero si apre in rito al suono e al tono, per liberare l’emozione diretta e irriflessa dell’amore nella coinonia di sé all’altro, per rinascere in un nuovo modo di sapersi, di sapere.

Le cose che se ne vanno

Le poesie sono cose,
le cose che se ne vanno,
ma sono anche parole
che sul foglio bianco resteranno,
oltre il tempo, più del tempo,
più del luogo, oltre il luogo,
superando l'azione nell'azione,
oltre la vita del poeta,
oltre l'esistenza consentita.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Le cose che se ne vanno” di Simone Fagioli

 

In rima ritornante la parola apotropaica del Fagioli esorcizza il vanire dell’oggetto in fuga nel rimando implacabile, della differenza irriducibile. Il poeta affida al lettore il segno significante della poesia, rovesciando gadamerianamente la sequenza della coppia di situazione e di verità, in verità e situazione e arricchisce la valenza della situazione quale condizione stessa di individuazione della verità del senso. Egli riconosce alla poesia il suo carattere storico e interpersonale: nessuno dei parlanti possiede la verità, eppure la verità è fra di essi, al luogo di eccedenza dell’uomo che va oltre se stesso.

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